Coro Le Colone>> Faber Days - Rassegna Stampa

Faber Days - Rassegna Stampa

 

Il Friuli canta De Andrè - da "Vita Cattolica" del 31 Gennaio 2008

"Il 5 febbraio, al Palamostre, per i Faber days, «A forza di essere vento», rilettura in marilenghe del cantautore genovese. L’ideatore dello spettacolo Tirelli: «Fabrizio amava il suono della nostra lingua. Diceva: “Salvaguardate la vostra identità”».

Il 3 febbraio convegno con Bertoncelli, Cordini, Harari, Di Cioccio

[Leggi l'articolo]

 

De Andrè nel ricordo degli amici - da "Messaggero Veneto" del 03 Febbraio 2008

UDINE. Nuovo imperdibile appuntamento oggi, alle 18.30, al palamostre di Udine con i Faber Days organizzati dal Folk Club Buttrio e patrocinati da Fondazione Fabrizio De André, Regione, Provincia di Udine, dai Comuni di Udine e Tavagnacco, da Messaggero Veneto , Radio Spazio 103 e Prontoauto. L’incontro – organizzato in collaborazione con il coro Le Colone di Castions di Strada – s’intitola Faber: 10 anni dopo e vi interverranno figure di primo piano legate al cantautore genovese: Franz Di Cioccio, batterista, cantante e leader della Pfm, Giorgio Cordini, che, come chitarrista e solista di bouzouki, ha fatto parte della band stellare dell’ultimo De André, il grande fotografo e giornalista Guido Harari, amico e collaboratore di De André, e il critico e storico del rock Riccardo Bertoncelli.

 

"A forza di essere VENTO" ai Faber Days - da "Il Gazzettino" del 5 Febbraio 2008

I “Faber Days” entrano nella fase clou della manifestazione dedicata a Fabrizio De Andrè dal Folk Club Buttrio. Fase clou perché, dopo il grande convegno di marted’, questa sera, alle 20.45, il Palamostre di Udine ospiterà (a ingresso libero) uno speciale evento legato alle musiche e ai testi di De Andrè. Si tratta della versione completa e definitiva di un progetto di musica, recitazione e danza ideato da Giuseppe Tirelli e che ha già avuto alcune recite "preparatorie" in alcune località della regione, uno spettacolo intitolato “A forza di essere vento: Fabrizio De Andrè, parole e musica per un domani”. Ne saranno protagonisti i cori “Le Colone” di Castions di Strada e “Sine Tempore” di Gonars, il quartetto d’archi “Pezzé”, un ensemble strumentale con Sebastiano Zorza alla fisarmonica, Alessandro Turchet al contrabbasso, i percussionisti Gabriele Rampogna, Giacomo Salvadori e Franco Tirelli, le cantanti Cristina Mauro, Emanuela Mattiussi e Elena Zuliani, gli attori Claudio De Maglio, Federico Scridel e Sara Rainis della Civica Accademia “Nico Pepe”, nonchè i danzatori Luca Zampar e Valentina Saggin. La direzione è dello stesso autore, Giuseppe Tirelli, mentre i testi in friulano sono di Ennio Zampa e Stefano Montello. La regia, infine, è di Claudio de Maglio. Lo spettacolo comprende interventi musicali e letture che trattano temi quali il rapporto con gli altri, la convivenza, la buona novella, l'incontro con gli "ultimi", la pace, la tolleranza, l'incontro con l'uomo e la fede, versi “capaci”, come sottolinea il regista de Maglio, «di smascherare, irridere o partecipare agli smarrimenti, svelare contraddizioni intime dell’essere umano»; “testi profondi”, aggiunge don Pierluigi Di Piazza che su quesi testi ha sviluppato delle riflessioni, «densi di provocazioni, di coinvolgimenti, di interrogativi, di ironia, di denuncia e di tenerezza». La parte musicale consiste in elaborazioni da brani di De Andrè e musiche originali realizzate dai compositori del Conservatorio di Udine Daniele Zanettovich, Renato Miani e Valter Sivilotti (che ha curato la trascrizione dei testi e l’adattamento ritmico-melodico dal genovese al friulano). Le canzoni elaborate vanno da Bocca di rosa a Città vecchia, Sinan Sinudan Pascià, Un giudice, Il testamento di Tito, Creuza de ma, Preghiera, Khorakhanè, Dolcenera, Ave Maria ed altre ancora.

 

Fabrizio l'Invisibile - da "Messaggero Veneto" del 05 Febbraio 2008

UDINE. Stasera nuovo appuntamento nell’ambito dei Faber Days 2009, il festival del Folk Club Buttrio dedicato alla figura e all’arte di Fabrizio De André. Alle 21, al palamostre (ingresso libero), andrà in scena lo spettacolo di parole e musica A forza di essere vento diretto da Giuseppe Tirelli, con la partecipazione dei cori La Colone di Castions di Strada e Sine tempore di Gonars, del quartetto d’archi Piero Pezzè, con la voce di Cristina Mauro e ottimi musicisti della regione. Martedì sera ne è stata data una bella anticipazione, nella stessa sede, in occasione dell’incontro con Riccardo Bertoncelli, Giorgio Cordini, Franz Di Cioccio e Guido Harari (moderatore Marco Miconi). È stato un pretesto per marcare alcuni aspetti della figura dell’uomo De André, più che del cantautore, attraverso i racconti di chi ha vissuto al suo fianco, da autentico co-protagonista, le produzioni discografiche e le esibizioni live del Faber. Riviviamole attraverso le testimonianze dei diretti interessati. Riccardo Bertoncelli (giornalista, critico musicale e scrittore) ha raccontato: «Fabrizio era il cantautore invisibile: le radio non passavano i suoi dischi e lui non tenne concerti fino a 35 anni. Una volta gli consegnarono un premio, lui lo ritirò e tornò a sedersi tra il pubblico... Quella sera sul palco le sue canzoni le cantò un chitarrista. La sua svolta avvenne con il tour assieme alla Pfm, ma il vero disco che lo rese intrigante, dove le musiche avevano la stessa nobiltà e spessore dei testi, fu Creuza de mä . Un disco inaspettato, uno dei primi esempi di world music, quando nessuno sapeva cosa fosse. Ivano Fossati disse che, se quell’album fosse uscito cinque anni dopo, avrebbe venduto infinitamente di più, ma non sarebbe stato da Fabrizio: lui non andava al pari coi tempi, lui li precorreva». Franz Di Cioccio (batterista della Pfm, nonché showman e giornalista): «Lo conobbi nel ’70, suonavo nei Quelli e lavoravo come turnista nei dischi degli altri. Avevo appena registrato Emozioni con Lucio Battisti e quando mi chiesero di partecipare a una nuova produzione di Fabrizio fu una gioia enorme. Poi ci perdemmo di vista. Ma otto anni dopo Faber venne a un concerto della Pfm a Nuoro e il giorno successivo, nella sua casa in Sardegna, davanti a dell’ottimo Vermentino e a un’insalata di funghi che lui preparò personalmente, io gli chiesi a bruciapelo: “Perché non facciamo in modo che il rock abbracci la poesia?”. E mettemmo giù il progetto live De Andrè più Pfm . La sua sola domanda fu: “E le palanche?”». Guido Harari (fotografo e critico musicale): «Ricordo bene quella tournée: non c’era nemmeno un disco da promuovere e qualcuno all’inizio la sottovalutò. Io mi proposi come fotografo ufficiale, volevo creare un reportage, ma non fu facile: Fabrizio viveva di notte, si alzava alle 5 del pomeriggio, giusto in tempo per arrivare sul luogo del concerto per qualche prova. Durante il giorno non era mai reperibile. Riuscii però a fare delle foto molto particolari, di un poeta sulla strada. Alla fine lui si riconobbe in quelle foto, disse che l’avevo ritratto come forse non si era mai visto. Cominciò una lunga collaborazione. Quella tournée fu l’avventura di una tribù, ci davamo nomi da capi indiani, emerse tutta l’ironia di De André, lui era quasi felice». Giorgio Cordini (chitarrista storico di Faber): «Io l’ho conosciuto nel ’90, grazie a Mauro Pagani, per la tournée del disco Le nuvole . Solo che De André cercava un suonatore di bouzouki (strumento musicale greco a quattro corde doppie; ndr), e io all’epoca non conoscevo quello strumento. Ricordo che Fabrizio si arrabbiò molto il primo giorno di prove. Non tanto con me, quanto con Pagani che gli aveva dato un’informazione poco corretta. Mauro candidamente affermò a sua discolpa: “Dov’è il problema? Giorgio è un ottimo chitarrista, in pochi giorni imparerà”. In effetti, mi misi d’impegno e imparai in pochissimo tempo. Qualche anno dopo Fabrizio mi chiese di insegnare a suonare il bouzouki anche a lui. Cosa che avvenne».

Alberto Zeppieri

 

Soffia ancora forte il vento di De Andrè - da "Messaggero Veneto" del 07 Febbraio 2008

UDINE. «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori». Ci avevamo creduto, Fabrizio, ci avevi convinto con questo assioma enunciato in Via del campo. Come spieghi allora che giovedì sera, sul palco del palamostre, una sessantina di diamanti friulani hanno fatto nascere un’opera completa, molto di più di un semplice omaggio, una rappresentazione musicale e teatrale che brilla di luce propria, che meritava la presenza di Dori Ghezzi in prima fila (si sarebbe certamente commossa, come è accaduto a tutti noi: sala gremita in ogni ordine di posti) e che avrebbe degna cornice sui palcoscenici di tutta Italia? Forse c’eri anche tu, dietro le quinte... magari era tua la regia occulta, mentre ti scolavi una bottiglia di ottimo scotch su una sedia instabile, tra una sigaretta e l’altra, con la mente già alla prossima replica in un’altra città, tra un sorriso sghembo e lo sguardo gigione, tra qualche “belìn” di compiacimento e un ringraziamento pacato a Udine, al Friuli, a Marco Miconi, al maestro Giuseppe Tirelli e al regista Claudio de Maglio. Ma allora avresti dovuto ringraziare anche tutti i musicisti che hanno ridato vita alle tue musiche (Sebastiano Zorza, Gabriele Rampogna, Giacomo Salvatori, Francesco Tirelli, Francesco Comisso, Lucia Clonfero, Elena Allegretto, Mara Grion). E che dire delle voci di Cristina Mauro, Emanuela Mattiussi, Elena Zuliani e dei cori “La Colone” diretto da Tirelli e “Sine Tempora” diretto da Giorgio Cozzutti? Ah... dici che ti sono piaciuti. Ma il merito non è forse anche dei testi dello spettacolo intitolato A forza di essere vento ? Quei monologhi e quei dialoghi recitati da Sara Rainis, Federico Scridel e Claudio de Maglio (che ne è anche l’autore), che hanno fatto da fil-rouge per riunire una collana di perle formata dalle canzoni che ci hai regalato, con garbo e leggerezza sottolineate dai danzatori Luca Zampar e Valentina Saggin? Ah... sei d’accordo. E dell’uso della marilenghe, che si è contaminata con il genovese di "Creuza de ma" e con la lingua rom di "Khorakhanè", grazie alle felici intuizioni di Ennio Zampa e di Stefano Montello? Non te l’aspettavi, vero? E tutto è filato liscio, partendo dall'italiano di "Città vecchia" affidata ai cori, al genovese di "A pitima", al friulano di "Sinan Capudan Pascià", al coro di "Bocca di rosa", nuovamente al genovese di "A cumba" e poi via con i cori in "Un giudice", "Preghiera in gennaio", sulla quale aleggiava Luigi Tenco, e "Ave Maria". Accenni strumentali e corali a "Testamento di Tito" e "La guerra di Piero" prima di una convincente "Dolcenera" (brava Cristina, anche in italiano!) e della stupenda bilingue "Creuza de ma/Troi di mar", cui hanno fatto seguito la citata preghiera rom e la conclusiva "Spiritual". Con la lecita speranza espressa chiaramente da De André che quel Dio evocato, tanto caro a Faber e nominato 71 volte nelle sue composizioni, condivida il viaggio di noi esseri umani e scenda al nostro fianco, alla nostra portata, affinchè lo si possa riconoscere.

Alberto Zeppieri

Dichiarazione d’amore a De Andrè - da "Il Gazzettino" del 7 Febbraio 2008

Udine. A 10 anni dalla morte, la forza del messaggio di Fabrizio De Andrè è più che mai attuale. Lo dimostra non solo il riscontro oggettivo e commerciale della sua discografia che si riaffaccia nelle classifiche di vendita, ma a livello locale anche il grande successo dei “Faber Days”, la rassegna che da 8 anni il Folk Ckub Buttrio dedica all’ultimo grande poeta della canzone italiana. Un poeta che, come spesso succede ai grandi, è stato oggetto di numerose “dichiarazioni d’amore” post mortem, a volte per pura convenienza. Non è il caso, va detto subito, di “A forza di essere vento”, un grande progetto che ha coinvolto decine di persone, nato più di un anno e mezzo fa e presentato in forma compiuta in un Palamostre affollatissimo. Tanti i protagonisti, altrettanti gli organizzatori (la Nico Pepe, il centro Balducci, il coro Le Colone...) per uno spettacolo che mette assieme musica, parole e danza con l’obiettivo di sottolineare, in particolare, l’incontro di De Andrè con gli “ultimi” e il suo senso della fede. Con la consapevolezza che il rapporto del Faber con la religione fu sempre molto personale, critico con le gerarchie e a suo modo quasi rivoluzionario.
Le letture di Sara Rainis, Federico Scridel e di Claudio de Maglio, regista dello spettacolo, legano tra loro i momenti musicali e aprono le diverse pagine della vita e dell’opera di De Andrè. Diretti da Giuseppe Tirelli, deus ex machina dell’intero allestimento, i cori Le colone di Castions di Strada e Sine Tempore di Gonars si producono in interessanti versioni di alcune delle più belle e significative tracce di De Andrè. Il coinvolgimento di esperti (Miani, Sivilotti, Zanettovich) per gli arrangiamenti e di provati professionisti (il Quartetto Pezzè, Sebastiano Zorza, Alessandro Turchet eccetera) per la sonorizzazione “corale” delle varie “Città vecchia”, “A pittima”, “Preghiera in gennaio”, “Un giudice”... garantisce un risultato complessivo di grande suggestione. Non troppo didascalico e con solo qualche colpo di lima ancora necessario, “A forza di essere vento” si rivela un progetto coinvolgente, specie nelle versioni a tratti solenni di “Bocca di rosa” e “La guerra di Piero” e nei pezzi tradotti in friulano e interpretati dalla magica voce di Cristina Mauro, come “Creuza de ma” e “Khorakhanè”. Una professione di “fede” nei confronti di un autore che, da sperimentatore anche “imperfetto”, avrebbe sicuramente apprezzato.

Andrea Ioime